A Torino nevica ancora… Siamo a metà febbraio e ancora la bianca coperta si stende su questi palazzi, queste auto, queste persone… Ancora una volta i miei piedi sfiorano questi cubetti ricoperti di ghiaccio…
Alcune novità in arrivo, tra cui un progetto per l’avviamento al software libero, uno spazio con internet point gratuito, corsi base di linux a costo zero…
Ieri sera bella serata alla Piazza, con un calusiese appena scoperto, una ragazza che trinca grappa all’asse e un gruppo di amici non miei… Conoscere nuovamente persone già conosciute, da un punto di vista diverso… Colleghi, ma non solo…
Stasera andrò alla preghiera di Taizé, sperando di non restarne ustionato, ma di bruciarmi dolcemente…
Ieri sera prima lezione di ju jutsu. O, meglio, maesta fatae. Una nuova arte marziale che affonda le sue radici nel millenario ju jutsu e protende i suoi rami verso la capoeira e la difesa personale.
Dopo un’ora e mezza in cui il proprio corpo si muove senza sosta, e dopo qualche anno che ciò non succedeva più, è inutile dire che, ora come ora, sono tutto dolorante. Ma mi piace parecchio e penso che stasera ci tornerò.
Perché alla fine l’importante è divertirsi. E se il corpo, dopo, ci sembra un po’ più vivo, tanto meglio, no?
Com’è bello camminare in mezzo alla neve, che scricchiola compattandosi sotto i tuoi piedi pesanti, mentre li appoggi sui cubetti, e guardarti intorno come se fosse appena passato Natale, con la gioia nel cuore che le spirali di neve che scende ti provocano nel cuore.
La pioggia cade e dilava tutto, e fartela scivolare addosso è una delle tante maniere per pulirti dei pensieri e dei problemi di ogni giorno. La neve, invece, fissa tutto quello che trova sotto di sè, è una patina che ricopre e protegge il chicco di grano in attesa della primavera. I tuoi pensieri, i problemi, le preoccupazioni, come il chicco di grano, vengono fermati e congelati dalla neve, in attesa di tempi migliori per germogliare.
Ho fatto una cosa che volevo fare da tempo ma non mi ero mai “osato” (questo È un piemontesismo) fare. Ho preso con me un libro, non uno qualsiasi ma un bel libro, uno di quelli in cui le trame si svolgono e i fili si uniscono e si fondono nel disegnare un arazzo. Uno di quelli che rileggi volentieri. L’ho preso, gli ho tolto la copertina, me lo sono messo sotto il braccio, ho imboccato la strada che dall’uscio porta in un pub, e mi sono messo a leggere seduto da solo a un tavolino vicino all’ingresso, sorseggiando una rossa piccola.
Devo aver fatto una strana impressione ai clienti abituali e alla signora dietro al bancone. Un gruppo di ragazzi li ho sentiti ridere, dopo che mi avevano fissato per un po’. Qualcun altro sono sicuro che si stesse chiedendo che libro fosse. Qualcun altro, ancora, aveva negli occhi la luce di chi è convinto di saperlo. Forse qualcuno, chi lo sa, si chiederà che cosa ci facevo lì, perché fossi solo e perché stessi leggendo. E magari, chissà, gli verrà voglia di provare. Non a bere, eh, che sono convinto che gli utilizzatori di un pub l’abbiamo provato più volte. Ma provare a godersi un libro, veder quanto se ne riesce a leggere prima che la birra finisca. E allora, parafrasando Pennac, misurare le pagine, anziché all’ora, a birra.
Ieri sera lo spettacolo di Paolini è stato, semplicemente, magnifico.
Uno spaccato di quell’Italietta in cui sono cresciuti i nostri genitori che ti lascia un retrogusto quasi amaro in bocca.
I miei figli lo conosceranno il gusto del burro, quello vero, quello di latte di mucca? Io mi auguro di sì, ma già ora riuscire a trovare del latte sufficientemente decente per farlo, in città, è praticamente impossibile.
Di una cosa sono certo. Anche loro, come me, sapranno a cosa serve la striscia bianca in galleria. Perché ti può salvare la vita, anche se non ci credi. Perché di gallerie fino a Roma ce n’è tante. Perché i treni ce li hai nel sangue, se ci sei cresciuto in mezzo. E perché il treno che riportava tuo papà a casa fischiava tre volte.
È impossibile descrivere le emozioni che un attore di quel calibro sa suscitare, i sogni di un’Italia fatta di fango, sudore, sorrisi, aglio, quella che ora chiamiamo povertà. Il boom economico e il vaccino contro la TBC. La canottiera di lana e le ginocchia sbucciate tutta l’estate. Volete mettere una Fiesta con un panino con la mortadella? E la merendina all’albicocca ricoperta di maionese? E quando si poteva giocare per le strade senza tanti pericoli, che di macchine ce n’erano poche e andavano piano. E la scoperta delle periferie, delle baracche.
E scoprire che sì, io sono proprio uno di campagna. Con le mie piccole espressioni piemontesi, e le cose di questo “mondo piccolo”, per dirla come Guareschi, che mi ha cresciuto. Il vicino con le mucche, il latte fresco la mattina, la minestra di riso delle suore, l’andare in bicicletta per le strade di campagna a rotta di collo perché la cena “si fa tutti assieme”, alle sette. Il guardarsi intorno e vedere le montagne a Nord e a Ovest. E le colline a Sud e a Est. Nel bel mezzo del verde Canavese c’ero io, c’era il mio mondo, c’è la mia storia.
E, alla fine, è bello voler pace con il proprio passato. Con alcune di quelle cose che ci hanno fatto diventare ciò che siamo. Sono passati 150 anni dall’Unità d’Italia, abbiamo visto 2 guerre mondiali, abbiamo cambiato infinite volte bandiera, e continuiamo a eleggere chi ci parla meglio, senza far caso a ciò che dice.
E stasera uscirò, ancora. E stasera proverò ad aggiustare un computer di un’amica, mettere una toppa come sui pantaloni di velluto, che tanto deve durare solo fino alla prossima primavera, quando darà la tesi, quando metterai i pantaloni nuovi.
E da domani smetterò di fare a pugni, di “giocare alla guerra” con i fantasmi che ho creato.
Stavo preparando la valigia, ho ritirato l’accappatoio e mi sono trovato tra le mani un paio di pantofole. Avete presente, quelle pelose, calde, morbide? Gialle, verdi, bianche, a forma di… rana. Molto “famigliari”, in un qualche senso. Il calore del focolare, quello del fuoco (magari di un camino), la pace e la serenità del potersi mettere in pantofole. Non sono un regalo che uno fa o riceve tutti i giorni, anzi. Un po’ come i guanti, quelli senza diti, rossi, che sono sempre in tasca. Ancora oggi ringrazio chi me li ha regalati. Per motivi diversi, forse, ma le ringrazio.
In merito alle pantofole, il primo istinto è stato di ricacciarle in fondo all’armadio, da dove non avrebbero potuto più uscire. Passato il primo moto, però, il mio pensiero ha indugiato vagando nel passato, quando era tutto più facile (no, questo è falso), quando almeno una certezza c’era.
Ha indugiato per un po’, per poi tornare al presente, all’oggi, ma soprattutto al domani. E le pantofole non sono finite in fondo, perché se qualcosa di bello c’è stato, non ha senso nasconderlo. Così come non ha senso nascondere le cose brutte e quelle mediocri. E se qualcuno chiederà, io non mi faccio certo problemi. Continua pian piano il mio lento processo di accettazione del mondo, un altro passo è fatto. Il prossimo sogno? Questo. Sperando che Vale non se le prenda se la cito
Domani sera, infine, se i programmi non cambiano andrò a teatro, dopo non so bene quanti anni. A vedere Marco Paolini in “La macchina del capo“. E poi? E poi sarà notte. E con la notte la vita. E chi vivrà vedrà. E intanto si (ri)studia Geometria, sperando di riuscire poi a spiegarlo a qualcuno che non sia solo lo specchio.
Nulla di particolarmente importante in questo aggiornamento, se non che forse a volte le scelte che prendo non sempre sono quelle che conducono alle strade più facili da percorrere. Sarebbe stato facile accettare stasera, ma preferisco evitare di dover poi resistere alle tentazioni in seguito.
Sentire parlare la persona che hai scelto di aver accanto ora, di qualcosa che non capisci con un tuo amico, su un bus strapieno (per i miei standard, sono ancora troppo poco torinese ) e vederle brillare gli occhi, per la sua passione, il suo amore, non è figherrimo?
Buon weekend a tutti!!
PS: Animare è “aiutare i bambini a costruire le proprie cattedrali”
Camminato molto, parlato molto, odori nell’aria, una lunga telefonata che riscalda prima della notte, e a un tratto, è neve!
E camminare sotto la neve, ridendo a bocca aperta come dei deficienti, le mani che si aiutano, le mani che si cercano. Tornare su un tram vuoto, respirando l’odore della felicità, e provare a passarne un po’ chi la chiede.
Se non chiudi nessuna porta, “le vie del mondo ti sono aperte”.
Un grosso in bocca al lupo a chi ne ha bisogno, io ripasso le ultime cose e inizio a farmela sotto per il primo esame della magistrale. Un salto notevole, sopratutto nella quantità, rispetto alla triennale.
Buona serata a tutti!
La mia testa ha una passione che definirei quasi feticista per le travi di legno.
Niente paura, questa volta non è stato un trauma e non è stato necessario il Pronto, ho solo un paio di bernoccoli ENORMI in testa, uno per la botta e uno per il rinculo.
Cambiando argomento, come al solito stanotte non riuscivo a dormire e ho realizzato che la vita è troppo, troppo corta, per permetterci il lusso di odiare. Almeno per me. Io non me lo posso e non me lo voglio permettere.
Ho perso la fiducia, ho perso le parole, ma chi mi sta accanto ogni giorno, chi c’è sempre anche se non si vede, chi non ha mai voluto niente in cambio, mi aiuta a capire che no, non vale la pena rinunciare al’amore verso il mondo solo perché qualcuno prova a fare di tutto per farsi odiare.
E oggi una canzone tranquilla, ma significativa =)
La voglia di ballare, di muovere il proprio corpo, sotto l’effetto della droga provocata dalla vicinanza di persone care… Ballare, senza sosta, senza ritegno, senza alcun senso logico, ballare anche se non si è in grado, se si è un pezzo di legno, ballare con qualcuno o da soli mentre si canta a squarciagola per le strade… E la gente che ti guarda male, e quelli che vorrebbero chiamare la polizia, quelli che ti pensano ubriaco e sì, tu sei ubriaco, perché l’ebrezza del piacere è anche questo… Muovere corpo e mente insieme, come se nulla attorno a te fosse…
E allora balla ancora, Mary, balla perché un ballo collettivo salverà il mondo…
Nel pannello standard di gnome, nel menu Risorse > Documenti Recenti è presente la possibilità di cancellare questo elenco.In Gnome-shell è stata fatta una richiesta simile agli sviluppatori, ma non è ancora stato implementato.Io personalmente odio l'elenco dei documenti recenti. L'ho sempre odiato già quando usavo Windows e non ho smesso di mal […]
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Come potete vedere dal banner qui di fianco, è stata accettata la mia richiesta di essere inserito nei Linux Feed, quindi da ora in poi questo piccolo blog lancerà i propri feed nella rete anche attraverso l'aggregatore Linux Feed.Andate a farci un giro, ci sono un mucchio di post interessantissimi!
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